Peperoni difficili. Una ricetta raffinata

Venerdì 3 marzo al Civico è arrivata la commedia Peperoni difficili di Rosario Lisma, successo “di pubblico e di critica” coprodotta dal Teatro Franco Parenti e dalla compagnia Jacovacci e Busacca di cui Lisma è cofondatore con Anna Della Rosa e Andrea Narsi, altri due protagonisti di questa pièce portata in scena per la prima volta nel 2014. Con Ugo Giacomazzi formano il quartetto che sta portando in giro per l’Italia questo spettacolo apprezzato per il testo, apparentemente semplice ma che nasconde grandi domande e lascia spazio a infinite sfumature di risposta, e per la bravura degli interpreti, definiti giustamente da Repubblica “in stato di grazia”.

Giovanni (Rosario Lisma) è un giovane prete di provincia che nella prima scena durante il suo riposo pomeridiano viene destato dal pallone dei bimbi della parrocchia. Ma ciò che davvero irrompe nell’apparente tranquillità della vita del parroco è l’arrivo improvviso della sorella Maria (Anna Della Rosa, presente anche ne La grande bellezza di Sorrentino), missioniaria che dopo anni fa rientro dall’Africa. Il ritorno di Maria crea scompiglio nella comunità e nel fratello, messi a nudo di fronte a un modo diverso di intendere e di fare esperienza della Verità. I due ricordano l’infanzia e gli amici di un tempo. Così compaiono in scena gli altri due protagonisti, Filippo (Andrea Narsi), amico di Giovanni che, come tanti, per pochissimo non è arrivato a giocare a pallone in Serie A, e Pietro (Ugo Giacomazzi), fratello di Filippo affetto da ipertronia spastica, brillante lettore e impiegato in banca.

Durante l’intero spettacolo Giovanni e Maria sono simbolo di una dicotomia insuperabile tra due interpretazioni della Verità. Entra in scena il valore delle parole. Per Giovanni Pietro non è “malato” come dice che Maria; per lei «La verità sul bene è bene. Ma anche la verità sul male è bene». I quattro organizzano una cena a casa del curato, scenografia semplice ma curatissima che rispecchia la travolgente semplicità del testo. Maria prepara i Mo-mo ngwe-ye-kè, peperoni difficili. Durante la cena tantissimi temi sono toccati con la risata amara di una commedia che spazia dalle dispute teologiche alla disabilità, dalla Chiesa alle relazioni amorose e al matrimonio, come quello finito di Filippo che gli provoca ancora un’evidente insicurezza. Ogni personaggio è messo a nudo di fronte alla propria verità e a quella degli altri, pur non rendendosene sempre conto o fingendo di non farlo. Anche gli spettatori sono nella stessa situazione, ma la bravura degli attori e il grande pregio del testo è quello di non porre nessuno sotto giudizio. Senza togliere il beneficio di avere una risposta agli interrogativi che la vicenda fa sorgere, gli interpreti fanno in modo che la propria non sia accolta come verità assoluta, ma come una sorta di verità privata, intima.

Come recita il sottotitolo della commedia, la verità chiede di essere conosciuta e ogni personaggio, dopo un processo intenso di pianti e risate, mette in scena la propria. La ricetta di questa commedia che mescola la risata ad argomenti attuali, sia psicologici che sociali, senza rendere banale la prima e stucchevoli i secondi è la sua più grande qualità.

Martino Gandi

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