L’aria che tira. L’inquinamento atmosferico a Tortona

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Il 5 gennaio 2017 è avvenuta un’altra esplosione con incendio alla raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia), a poco più di due mesi dal grave incidente che il 1° dicembre scorso ha devastato l’impianto Est.
Probabilmente questa volta le polveri non hanno raggiunto la città di Tortona nonostante i pochi chilometri di distanza dell’impianto dalla nostra città: il motivo risiede nel cosiddetto “dilavamento” degli inquinanti verso il suolo, determinato dall’azione piovosa. Le particelle inquinanti verrebbero infatti inglobate nel processo di condensazione e formazione delle gocce di pioggia, ma certamente non è rassicurante che impianti ad alto rischio come questo possano subire due incidenti pericolosi nel giro di circa un mese e non può neppure tranquillizzare il fatto che le condizioni meteo abbiano mitigato l’impatto perché comunque le sostanze inquinanti hanno contaminato in altra forma l’ambiente: lo dice semplicemente la legge della conservazione della massa già scoperta da Lavoisier nella seconda metà del ‘700: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Proprio come succede per l’inquinamento atmosferico, un fenomeno che colpisce la città di Tortona da molti anni e per il quale si spera sempre nel clima e ci si limita ad azioni estemporanee e spesso poco utili piuttosto che adottare provvedimenti efficaci. La legge stabilisce che è illegale superare per più di 35 giorni all’anno i 50 microgrammi di polveri sottili (PM10) per metro cubo (media giornaliera rilevata dalle centraline dell’ARPA). La presenza a Tortona del PM10 è di gran lunga maggiore rispetto a quella consentita dalla legge. Questo eccesso si verifica da anni, basti ricordare l’inverno 2012, durante il quale la città venne ricoperta di neve chimica, un fenomeno non naturale causato proprio dall’eccesso di smog.
Eppure i provvedimenti presi dai comuni che hanno da poco aderito al protocollo antismog, compreso il Comune di Tortona, non sembrano risultare efficaci. Nonostante l’ordinanza del 25 gennaio 2017 per un parziale blocco del traffico, il livello di polveri non solo non è diminuito, ma nei giorni successivi è addirittura aumentato, stando appunto ai dati dell’ARPA (Azienda Regionale Protezione Ambientale).
Questo perché il protocollo antismog impone provvedimenti restrittivi solo nel momento in cui i limiti stabiliti vengono superati, mentre si dovrebbero adottare interventi e progetti strutturali che agiscano in un’ottica più ampia e con il principio di prevenzione, come la revisione del Piano Urbano del Traffico, delle Zone Ambientali, la promozione della mobilità sostenibile e dell’efficientamento energetico (anche il riscaldamento con combustione di biomassa e di carburanti fossili incide – e non poco – sull’inquinamento atmosferico).
In ogni caso, anche piccoli gesti quotidiani possono contribuire alla diminuzione dell’inquinamento come evitare di lasciare il motore acceso in sosta, comportamento peraltro vietato dal Codice della Strada, soprattutto in luoghi come le scuole all’entrata e all’uscita dei bambini.

Maria Elena Bottiroli

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