QUELL’ESPERIENZA SPECIALE CHE É LA CULTURA

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“Non sei fregato veramente finché hai una storia e qualcuno a cui raccontarla” diceva Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, nome lungo come un treno della Georgia, nel famoso libro di Alessandro Baricco. Ed è proprio questo che intendo fare oggi, per non rimanere fregato veramente: raccontarvi, cari lettori, una storia.
«C’era una volta (non molto tempo fa a dire il vero) Giovanni Mongiano, superbo interprete di teatro con 45 anni di carriera alle spalle. Una sera il nostro attore si sarebbe dovuto esibire al teatro del popolo di Gallarate.
“Maestro, non so come dirglielo, in sala non c’è nessuno.” Così aveva esordito la sua assistente molto imbarazzata entrando in camerino. Mongiano, gli occhi fissi sul pavimento, le aveva risposto: “Vado in scena lo stesso: lo spettacolo questa sera si farà!”. Ha mantenuto la promessa: il monologo è stato recitato integralmente, senza saltare neanche una battuta e con il massimo impegno per un’ora e venti di spettacolo. Tutto ciò di fronte all’assistente e alla cassiera, entrambe esterrefatte.»

Potrebbe sembrare l’inizio di un romanzo, il racconto di un moderno miracolo, un’appassionata dichiarazione d’amore per l’arte. Ma non è così!
È accaduto davvero, l’8 Aprile scorso, al teatro del popolo di Gallarate. Lo spettacolo “Improvvisazioni di un attore che legge”, scritto e interpretato dallo stesso Mongiano, è andato in scena nonostante la platea fosse completamente deserta. Nell’epoca del consumismo dove anche l’arte è vincolata dall’economia, questo gesto ci riporta alla vera essenza del teatro: poesia che, come ha dimostrato l’attore, non ha per forza bisogno di un pubblico. E Mongiano nella sua dichiarazione d’amore si è dimostrato un vero artista e l’ha dedicata anche a tutti gli attori, compresi quelli pigri pigri, che oggi sempre più “leggono” in palcoscenico, invece di studiare “la parte” e improvvisare. “Gli Italiani non amano più l’arte”, così ha detto ai giornalisti che lo hanno intervistato. C’è già qualcuno che mette in dubbio la credibilità dell’accaduto e sostiene che sia stata tutta una trovata pubblicitaria o un modo per ottenere ugualmente il compenso. “Niente affatto”, smentisce offeso Mongiano “ero già stato pagato e sarei potuto andarmene tranquillamente. È stata colpa del teatro, non hanno fatto l’adeguata pubblicità”. In effetti, in una cittadina come Gallarate, con quattro teatri che tentano di non farsi concorrenza l’un l’altro, il direttore ha voluto aspettare fino all’ultimo prima di “mandare a casa” Mongiano, confidando che si sarebbero presentati almeno i pochi abbonati. Ma qualcosa è andato storto.

L’accaduto dimostra quanto la situazione in Italia sia grave: ormai nemmeno nelle scuole viene più insegnato il valore della cultura e dell’arte, su cui il nostro paese si fonda da millenni. Gli studenti passano anni ad imparare (molte volte a memoria) definizioni su definizioni, con libri di testo che riducono fino all’osso i concetti di base. Alunni che rimangono per anni con la convinzione che le opere d’arte siano fotografie stampate sui libri di testo, forse perché nessuno li ha mai portati in museo e non hanno mai visto un’opera d’arte; non hanno mai toccato con mano il nostro patrimonio storico, artistico e archeologico. Mongiano, con questa particolare performance, ha voluto comunicare un messaggio chiarissimo: “uniamoci e salviamo la cultura!”. A cosa serve studiare a memoria infiniti elenchi di date, passi d’autore, interi dizionari, se poi non ci rendiamo conto di quel che ci circonda?

È necessario, per tirare a secco (in modo da preservarla) la nave della cultura, che la voce della nostra coscienza si levi sul brusio del mondo a condannare questo abominio. Per valorizzare il nostro patrimonio ci vuole una rivoluzione, forse non nel vero senso del termine, ma un cambiamento di rotta: bisogna che la scuola si adegui, che non insegni più il mero nozionismo, ma che allevi gli studenti all’amore per la cultura, alla piena comprensione delle meraviglie che si trovano dietro ogni angolo delle strade percorse dalla storia di tutte le arti.
Spettacoli che, purtroppo, ora come ora, molto spesso non notiamo, troppo presi dai cellulari (soporiferi per la nostra concentrazione) o, a volte, anche dalla preparazione di verifiche o interrogazioni “stratosferiche”, che non ci fanno apprezzare il vero valore di ciò che studiamo.
Salviamo la cultura!

Raffaello Basiglio

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