TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE

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Questo articolo conclude la mia storia all’interno di Agorà, ma non vuole essere un pezzo su di me bensì sull’altro componente della coppia, ovvero il giornale stesso.

Ricordo la prima volta che ci siamo incontrati, era in seconda superiore. Agorà aveva un’altra direttrice che ha iniziato a trasmettermi una grande passione per il giornalismo e per il progetto. Molti ragazzi erano all’ultimo anno e potremmo definirli veterani. Eppure c’erano anche molti “nuovi”, che sotto l’ala dei più esperti sono diventati negli anni le colonne portanti del giornale. Questo elemento di continuità per me è la più grande vittoria in merito a questo ambizioso progetto che, nonostante tutto, continua a sopravvivere. Conoscendo Agorà dall’interno da ormai cinque anni, posso dire che il passaggio di testimone è sempre stato effettuato in maniera graduale e ragionata, tale che chi ha partecipato a questa staffetta non è stato solo un liceale che ha dato sfogo alle sue idee sulla carta ma un alunno che impara e poi insegna ad altri studenti quello che lui stesso ha potuto apprendere durante un lavoro di maturazione stilistica e culturale. Come in una staffetta la più grande emozione è stata quella di vedere tutti correre al massimo quando è stato il proprio turno, oppure tutti con la mano tesa dietro la schiena pronta a ricevere dal compagno e il viso rivolto in avanti con lo sguardo attento alle infinite possibilità che questa corsa poteva sprigionare. Sono orgoglioso di aver ricevuto il testimone in qualità di direttore e voglio dire a chi lo riceverà dopo di me che la corsa non è finita e che ora bisogna andare ancora più veloci.

Sarà ancora più difficile infatti dare continuamente un nuovo volto al nostro giornale, anche per via della velocità con cui oggi si veicola l’informazione che sembra prediligere la quantità e la frettolosità alla qualità. Non dobbiamo cedere ai tempi ma calarci dentro mantenendo la nostra identità. Bisogna essere sempre pronti a rispondere alle esigenze che la rapidità dei nostri giorni richiede, nelle notizie a livello nazionale, locale o scolastico, mantenendo le qualità che i ragazzi dovrebbero acquisire in un liceo, ovvero la capacità di analisi e di espressione di quest’ultima.

Ovviamente i cinque numeri cartacei annuali di Agorà non hanno il compito di dare la notizia-flash ma di cercare di comprendere le ragioni di un fenomeno sociale, culturale, storico o politico che può essere utile a dare uno spunto di riflessione ai nostri coetanei. In quanto apprendisti giornalisti abbiamo il compito di raccontare, con la maggior accortezza possibile, la verità. In questo caso la verità riguardo a quali sono le conseguenze sulle nostre vite degli eventi che accadono intorno a noi, da quelli culturali a livello scolastico e locale a quelli sociali e politici a livello nazionale o mondiale.

Mi piace pensare che siamo un baluardo nel tempo in cui ci si informa dai link che chiunque può postare su Facebook. In un momento storico durante il quale le autorità competenti in campo scientifico e culturale sono messe in discussione in nome di una pseudo-libertà per la quale un utente social con la seconda elementare si sente in diritto di pontificare su qualsiasi argomento, bisogna avere il coraggio e la consapevolezza di cercare di correggere il tiro mantenendo quel bellissimo beneficio che è quello del dubbio. Bisogna avere la consapevolezza del dubbio per raccontare le storie che vogliamo fare conoscere. Negli anni della tuttologia giustificata e degenerata dal bar al web, noi vogliamo scrivere solo dopo aver conosciuto, dire la nostra opinione solo dopo averla pensata con la nostra testa e soprattutto solo se consapevoli che questa non possa avere influenze negative sul livello culturale di chi ci legge e sulla difficile situazione sociale già gravemente compromessa da un clima da caccia alle streghe.

Sarebbe bello che la voce di un alunno che dopo aver letto un nostro articolo cerca di saperne di più su un determinato fenomeno potesse sovrastare quella delle migliaia di ignoranti del web che scrivono senza aver mai letto credendosi indipendenti, schiavi invece del pensiero comune che basti essere contro per stare nel giusto. A differenza di come fanno queste persone noi abbiamo il compito di prenderci la responsabilità di quello che scriviamo e per questo, seppur nell’ambito del giornale scolastico, renderci conto che il nostro lavoro è delicato e importante.

Se anche nessun professore verrà mai a discutere con voi durante l’intervallo a proposito del vostro ultimo pezzo o se anche continuerete a vedere copie di Agorà stracciate sulle scale del Peano, ricordatevi sempre del solo compagno che quella volta vi ha ringraziato perché gli avete mostrato qualcosa che non sapeva. Ricordatevi di quella ragazza chi vi ha raccontato che custodisce gelosamente tutti i numeri che sono usciti e che magari ogni tanto se li rilegge. Ricordatevi che ogni persona che fate pensare è una scommessa difficilissima vinta all’ultimo minuto.

L’ultimo anno, in cui ho avuto la fortuna e la responsabilità di essere direttore, è stato un’altalena di esperienze, di sbagli e di idee azzeccate, di fatiche ma anche di soddisfazioni.
Abbiamo partecipato da protagonisti a due convegni, uno interregionale e uno nazionale, ricevendo più complimenti e critiche costruttive a chilometri da Tortona rispetto a quelli riscossi “in casa”. Abbiamo dato alla luce non senza sudare cinque numeri di sedici pagine ciascuno con decine di articoli. Abbiamo cercato di alzare sempre l’asticella e di migliorare la nostra qualità non scrivendo mai solo per riempire le pagine ma per riempirle di idee.

Qualcuno ha impaginato interi numeri in un solo pomeriggio facendo miracoli per stare nei tempi, qualcuno ha scritto o corretto articoli fino a notte fonda. Qualcuno ha rincorso intervistati, ha fatto foto, disegni, video. Qualcuno di noi ha imparato a tenere un programma radiofonico grazie a un corso molto articolato e tutt’ora lo manda in onda. Tutti ci siamo resi partecipi di questa avventura che si chiama Agorà. Per questo ringrazio ogni ragazzo che ha partecipato al progetto, chi ci ha letti e ci leggerà e anche chi magari ha riso di noi banalizzando il nostro lavoro. È anche per voi che chi resta non smetterà questa traversata in alto mare.

A proposito di un amore finito De Gregori cantava “e qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure“. Pagine chiare e scure che simboleggiano i momenti belli e brutti di una storia della quale ricorda ancora i contorni.
Tra le tante pagine chiare e le poche scure che ho condiviso su questo giornale questa è quella alla quale non vorrei mai mettere l’ultimo punto, ma se rileggo nei miei ricordi tutto quello che ho potuto imparare posso farlo con la serenità di aver concluso un’importante esperienza.

Punto.

Martino Gandi

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