Beppe Severgini docet: dal festival della Comunicazione di Camogli

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Ogni anno, nei primi giorni di settembre (o meglio, gli ultimi giorni di libertà per noi studenti), a Camogli, si tiene il “Festival della Comunicazione”, un evento che richiama importanti studiosi, scrittori e relatori non solo italiani fra cui ad esempio Massimo Gramellini, Telmo Pievani, Alessandro Barberi, Piero Angela, e molti altri.

La cittadina, in quattro giorni, si anima di padiglioni collocati in posizioni strategiche per poter accogliere più di 100 conferenze, spettacoli, laboratori e talk shows.

Ogni via si veste dei colori sgargianti di manifesti e locandine che attraggono i tanti partecipanti a questo importante evento, unico nel suo genere.

L’idea nacque quattro anni fa dalla mente fertile del grande Umberto Eco, genio indiscusso della cultura italiana del Novecento, che desiderava offrire l’opportunità di poter ascoltare voci diverse, affidabili, preparate dei massimi esponenti della cultura su temi quali la politica, la scienza, la filosofia e la storia, utilizzando il concetto della “comunicazione”.

La parola chiave di quest’anno è stata “connessioni”, nel senso che i relatori, ciascuno per la propria area di competenza, avevano il compito di illustrare i punti di contatto tra le varie conoscenze di cui l’uomo dispone con lo scopo di perseguire ciò che può portare al progresso della nostra società e, nel contempo, impedirne il declino. Tra i vari incontri, mi ha colpito l’analisi socio-politica di Beppe Severgnini che ha illustrato le “10 regole per non farci fregare in democrazia”.

In particolare:

 

-regola n.1: Non smettere di crederci

L’Unione Europea dovrebbe essere considerata uno dei più grandi traguardi raggiunti dal nostro Paese. Essa è frutto della volontà di eliminare per sempre le guerre in Europa, dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. È quell’intreccio che ci permette di viaggiare solo tramite la carta d’identità, che garantisce accordi commerciali saldi, che ci unifica sotto l’aspetto monetario e, cosa più importante, ha evitato, sino ad ora, di ricorrere alle armi per risolvere contrasti internazionali.

Lo sviluppo dell’Unione Europea ha comportato una crescente, continua evoluzione: chi è nato negli anni ’50 è cresciuto con l’attesa dell’avvento di questa congregazione di Stati; chi è nato negli anni ’80 è vissuto in un clima di unione concreta, sviluppatasi anche grazie all’Erasmus.

Ma chi, come me, è nato negli anni 2000, raramente riesce a percepire l’immenso pregio che si ha vivendo in un Europa che ha potuto crescere nonostante contrasti e forti opposizioni.

Noi ammiriamo il mito americano ed è forse per questo che ci sembra così difficile apprezzare ciò che già abbiamo intorno a noi, ma l’Europa esiste, può e deve essere migliore e noi dobbiamo crederci.

 

-regola n.2: Essere orgogliosi

Il più grande esperimento riuscito, nonché capolavoro democratico è indubbiamente l’Europa. Fondata nel 1992, aveva ed ha tutt’ora come principale scopo la tutela della pace e della vita dei suoi cittadini in un contesto di libertà, senza alcun timore di esprimere sé stessi nelle proprie idee, preferenze politiche e scelte religiose. È vero, possono sembrare concetti espressione di un ideale non condiviso da tutta l’Umanità se consideriamo gli spaventosi attacchi terroristici avvenuti a Parigi, Nizza, Barcellona e altri.

Però, riflettiamo per un attimo sulla parola “terrorismo”; deriva dal sostantivo latino “terror”, cioè “terrore, paura, minaccia”.

Infatti, questi attentati altro non sono che modi per spaventarci ed incutere timore con lo scopo di cambiare e sovvertire le regole della convivenza civile. I popoli europei però, dopo secoli di guerre e battaglie, hanno conquistato libertà di espressione, di culto e di pensiero a cui non intendono rinunciare.

Dobbiamo dunque sentire dentro l’orgoglio di essere europei in quanto cittadini di un grande spazio di libertà da esercitare nel rispetto degli altri, il che ci impone di sostenere questa tradizione, basata sul rispetto dei diritti umani.

Dovremmo, dunque, ricordare che nessuno può imporre all’Italia e all’Europa nuove regole e/o precetti che si scontrano con i nostri valori morali di cui sono espressione le Leggi.

 

-regola n.3: Accettare le novità della storia

La storia, come sosteneva il filosofo e storico Karl Marx, non è altro che un susseguirsi continuo di guerre e conflitti, separati da tregue e anni di pace per poi ripetersi nuovamente. Tuttavia, questo lento ma graduale processo non è da considerare uguale a sé stesso nei risultati.

Il domani non potrà mai essere una copia o un tentativo mal riuscito di ciò che è stato ma solo strumento di miglioramento ed innovazione se i politici sapranno gestire al meglio i processi della Storia.

Un esempio? La Brexit, questa drastica decisione che ha sconvolto e sorpreso gli stessi inglesi è il chiaro indice di un desiderio di cambiamento che potrà volgersi in positivo o negativo. Solo Il tempo potrà rispondere: certo è un evento che non possiamo negare ma considerare come già avvenuto in modo irrevocabile. Qualcosa con cui dovremo confrontarci.

Spesso le persone si rivolgono alla Storia come una partita di calcio della quale non si apprezza il finale. Però la Storia è accaduta ed accadrà ancora. E ci invita ad affrontare i cambiamenti che inesorabilmente ci propone.

Ps. Le altre sette regole a data da destinarsi.

 

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