Storia di una ragazza che credeva nelle favole

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“Ecco qui l’ennesimo articolo che sottolinea quanto sia sbagliata la violenza sulle donne e quanto sia ingiusto questo mondo.”.  Mi sembra già di sentire queste parole echeggiare nella mente di voi lettori. E non avete tutti i torti. L’argomento è di fortissima attualità, cadere nel banale e nel già sentito è questione di un attimo.

Di cronache e reportage dei delitti commessi, infatti, ne avrete letti a decine, così come di pareri di giornalisti che hanno riportato quanto questo fenomeno di violenza sia crudele e ingiustificato. Ma mi sono riproposta di scrivere qualcosa di diverso, e cioè di come io, studentessa del quarto anno, che da poco ha iniziato a capire come girasse il mondo e come provare ad affrontarlo, mi senta ora totalmente disorientata e coinvolta in questi orrendi fatti di cronaca.

Secondo voi infatti cosa dovrebbe provare una ragazza che al telegiornale sente che una sua coetanea, proprio nella nostra Italia, è stata brutalmente uccisa e sepolta dal suo fidanzato diciassettenne? “Massì, lui era un pazzoide, aveva moltissimi problemi ed era già stato in cura, mica tutti sono così”. Belle parole, ma per nulla confortanti.

Riguardo a questo fatto, mi hanno colpito molto le parole del giornalista Ferdinando Camon, che ha pubblicato sulla Stampa di qualche settimana fa l’articolo “Per questo assassino ci può essere solo pietà”. Egli ci parla dell’amore innocente fra ragazzi, un amore “che sta prima del bene e del male”, proprio a evidenziare il fatto che allora l’assassino ha ingannato tutti, “anche noi, che credevamo alla tenerezza”.

Io di certo a questa tenerezza ci credevo, a questo sentimento limpido e bellissimo. E non sto dicendo che ora non vi creda più, perché non sarebbe affatto vero né, tantomeno, giusto. Dico solo che, ora che in modo così duro mi hanno aperto gli occhi, stento ancora a concepire come si sia potuti arrivare a questo punto, a infrangere ogni limite. Mi chiedo come sia possibile che un mondo che si vanta ogni giorno di più del suo progresso e della sua innovazione, dimostri un tale comportamento primordiale, una tale bestialità. Un mondo che alle nuove generazioni, quelle che stanno ancora per esservi iniziate, sta mostrando la sua faccia peggiore.

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