La cultura è universale, tranne intorno al 4 marzo

Torino. Passano i bus. Uno colpisce l’attenzione dell’Italiano medio, quello che non ha bevuto il caffè mattutino e si sente pieno d’indignazione. Su di esso c’è un cartellone raffigurante una coppia sorridente, lei porta il velo, affianco ad una scritta in arabo con a lato il logo del Museo Egizio. Si tratta della nuova promozione del museo, grazie alla quale i visitatori che conoscono la lingua araba potranno ottenere due biglietti al prezzo di uno. Niente di male in fondo, soprattutto quando si pensa alle numerose altre offerte che il museo propone: c’è una riduzione a €4 per gli studenti, per le coppie a S.Valentino, per i papà nel giorno della festa del papà.

Non la pensa così Giorgia Meloni, leader di Fratelli D’Italia, che afferma: « quello che è accaduto racconta tante questioni che sono aperte in Italia. Primo, un razzismo che in Italia c’è, ma è a danno degli Italiani. Per cui ci sono Italiani che pagano il biglietto intero e Islamici che invece possono essere scontati dal pagamento di quel biglietto.» Poco dopo queste affermazioni è stata raggiunta da Christian Greco, il direttore del Museo Egizio, intenzionato a rispondere a queste accuse. Non solo il direttore è riuscito ad evidenziare il qualunquismo della Meloni, per la quale ogni persona che parla Arabo è di conseguenza di fede islamica (almeno questo è quello che traspare dal suo uso sinonimico di Arabo e Islamico e dall’affermazione «questa è una promozione rivolta ad una specifica religione»), ma anche a dimostrarle l’efficiente gestione del museo sotto la sua dirigenza, con tanto di dati alla mano. Greco conclude affermando che la cultura è universale e come tale deve essere apprezzata da tutti. Insomma, il messaggio è chiaro: la promozione è rivolta ad un particolare gruppo linguistico, per attirarli ed incentivarli alla visita del secondo museo più prestigioso per quanto riguarda l’antico Egitto. Come questo possa discriminare gli Italiani, per i quali tra l’altro sono già presenti numerose occasioni di ingresso agevolato, resta un mistero. Come sostiene il direttore forse è solo un attacco a fini politici, soprattutto se si considera che un’identica iniziativa era stata lanciata nel 2016, senza che si creasse questo gran clamore.

Non ci si aspetta certo che i fatti di cronaca, più o meno nera, non vengano strumentalizzati dai cosiddetti sciacalli. Lo si spera, ma non ci si crede fino in fondo. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino o a quello dei propri protetti. Succede sempre ed è quasi naturale ogni volta che si è davanti ad una decisione popolare. Se accade in piccole realtà, insospettabili, che dovrebbero dare l’esempio opposto, è chiaro come nelle immediate vicinanze delle politiche questo fenomeno vada intensificandosi. Che vengano strumentalizzate la cultura e un’iniziativa così innocua ed ingenua, non indica solo la spregiudicatezza degli attuali leader politici, ma anche quanto poco importi loro di apparire ignoranti e poco informati, come ha ampiamente dimostrato la segretaria di Fratelli D’Italia. E non è questo l’aspetto peggiore. Ciò che fa accapponare la pelle è come gli Italiani siano sempre più convinti di essere vittime di razzismo; come un’iniziativa volta a diffondere la cultura e il patrimonio esposto al Museo Egizio di Torino non sia vista con benignità, ma con sospetto, creata per chissà quali secondi fini. Ed il sospetto calerà lentamente sugli occhi. Indebolirà la vista. Arriveremo alla cabina elettorale completamente ciechi.

 

Giorgio Carboni

 

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