Dall’Acropoli al Museo diocesano

Durante lo stage in Grecia dell’indirizzo classico, oltre ad aver visitato templi e musei, come ad esempio il Partenone (che è diventato uno dei più grandi manifesti della civiltà ellenica), insieme ai miei compagni ho potuto anche ammirare numerosi reperti che sono diventati storia di questo grande popolo. Tra questi vi erano marmi scultorei, armi, monete ed utensili esposti al Museo Archeologico nazionale di Atene.

Finalmente sono riuscita a dare una forma a ciò che, qualche mese fa, avevo studiato sul libro di arte. Forse è stato proprio merito di queste visite se ora ricordo quanto importante possa rivelarsi l’esistenza di un museo. Il museo è un luogo che nasce con lo scopo di raccogliere e di proteggere oggetti che rientrano a far parte della sfera culturale di una nazione, di un avvenimento o di un artista. Come dice l’articolo 101 del Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, il museo è una «struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio». Ogni qualvolta visitiamo una nuova città, risulta impensabile non visitare i musei che ospita, e questo perché è un’occasione per comprendere il passato artistico e culturale di un luogo. Ma è sempre necessario allontanarsi dalla propria dimora per ammirare meraviglie storiche? Spesso sminuiamo le potenzialità del nostro territorio, pervasi dalla falsa credenza che sia povero di opportunità, poli culturali ed iniziative. E, se prima non si conoscono le opere singolari legate alla nostra storia, come si può pensare di comprenderne altre di luoghi diversi, lontani?

A Tortona si trova il Museo diocesano che conserva opere di immenso valore rimaste troppo a lungo nei depositi di proprietà comunale, di parrocchie e chiese che compongono la diocesi. Questa comprende non solo parte del territorio di Alessandria, ma anche delle province di Pavia e di Genova: è una delle più estese d’Italia. Dal 2004 questi capolavori hanno finalmente trovato una collocazione propria nell’edificio che ospitava il Seminario Vescovile.

Il Museo diocesano si presenta su tre livelli: la parte iniziale, al piano terreno, comprende le più antiche testimonianze della scrittura della storia della Diocesi, miracolosamente recuperate tra gli anni settanta ed ottanta dello scorso secolo. Proseguendo, nelle stanze vicine sono conservate anche alcune pergamene di estremo valore appartenenti al Codex Purpureus Sarzanensis. Il Codice Purpureo di Sarezzano è un manoscritto che, storicamente, si colloca tra la seconda metà del V e l’inizio del VI secolo d.C.. È composto da 72 pergamene che contengono l’ultima pagina del Vangelo di Luca e i primi 13 capitoli del Vangelo di Giovanni. La scoperta del Codex è avvenuta quasi per caso nel 1585, contemporaneamente alle sepolture dei santi Ruffino e Venanzio.

Ai piani superiori è esposto il trittico di Macrino d’Alba. È un’opera pittorica composta da tre quadri, uniti da un’unica cornice, che rappresentano la Madonna con Gesù bambino e, ai lati, San Giovanni Battista e San Bernardo: è datato 1499.

Fra i numerosi capolavori del museo vi è anche il “Martirio di San Marziano”, primo vescovo di Tortona, che mostra sullo sfondo il panorama dell’antico colle cittadino così come si presentava nel 1606. Questa è forse la rappresentazione più antica della nostra città. Nello stesso edificio vi sono altre due importanti realtà culturali che meriterebbero una trattazione a parte: la biblioteca e l’archivio storico della diocesi.

Per tali motivi, ritengo che il Museo diocesano meriti una visita da parte di ogni singolo cittadino di Tortona ed in particolare di noi studenti del Liceo. Certo, Tortona non può vantare l’Acropoli di Atene, ma la torre del Castello che più non c’è, ci invita a riscoprire la nostra storia antica, spesso dimenticata, ed a ritrovare le nostre radici.

 

 

Carolina Pilotti

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